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Banda larga, la sfida di Renzi diffusione al 100% entro il 2020

Il piano del Governo è ambizioso: diffondere internet a banda larga in tutta Italia entro i prossimi quattro anni. La situazione di partenza, infatti, è ancora critica, tra zone grigie, rallentamenti e difficoltà di penetrazione di questa infrastruttura fondamentale.

La rete di domani non è “solo l’autostrada o la diga, ma la fibra”, parola di Matteo Renzi. Il Presidente del Consiglio, infatti, è tornato a parlare della necessità di procedere a una “gigantesca operazione di infrastrutturazione della banda larga” nel nostro Paese, per cercare di non restare staccati dal progresso che sta interessando altre parti del mondo, già oggi a livelli decisamente più competitivi per diffusione e velocità di questa importante infrastruttura.

La promessa di Renzi. Già nei mesi scorsi il premier aveva lanciato la propria sfida, annunciando un’accelerata negli interventi per la costruzione di una Rete davvero efficiente: entro il 2020, diceva Renzi presentando il piano del Governo su Internet veloce, l’Italia ha come obiettivo di “coprire il 100 per cento a 30 mega bps e il 50 per cento di abbonamenti che arrivino a 100 mega bps”.

Banda larga ovunque in Italia. La parola chiave, dunque, è “banda larga ovunque”, una conquista che, secondo le spiegazioni del Primo Ministro, rappresenta un’occasione non “soltanto per pochi addetti ai lavori, ma per le persone, perché la banda larga e ultralarga cambia radicalmente la vita non soltanto delle informazioni, delle comunicazioni, del modo di concepire il rapporto con i media, ma serve anche per le aziende, per la manifattura 4.0, per un totale capovolgimento del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione ed economia”.

Lo stato di Internet in Italia. Ma a che punto è la situazione nel nostro Paese? Recenti studi di settore ci consegnano un quadro in chiaroscuro, con alcune zone d’ombra (specialmente nella diffusione complessiva della rete), ma anche alcuni punti di eccellenza e di speranza per il futuro, grazie anche all’operato di aziende come Eolo, leader in Italia per la realizzazione di infrastrutture per la banda ultra larga, che ha consentito di migliorare la condizione delle connessioni internet sia per aziende che per le abitazioni.

La fibra comincia a correre. Agli occhi salta soprattutto l’importanza di portare la velocità della fibra italiana a livelli competitivi sul piano internazionale, dove invece siamo ancora in ritardo. Basta guardare il dato relativo alla velocità media di Internet, che da noi si ferma a un valore di 8,2 Mbps (per altro in grande crescita rispetto al 2015, più 30 per cento in un anno), mentre in Norvegia, nazione europea capofila della banda larga, il valore è di ben 20,1 Mbps. Situazione simile per la velocità di connessione di picco medie: in Italia arriviamo a 39,4 Mbps, ma in Romania si tocca più del doppio della velocità, fino al top di 84,2 Mbps.

Gli italiani apprezzano la banda larga. Qualche segnale di ottimismo arriva comunque dal tasso di diffusione dell’impiego delle reti ultra broadband fisse e mobili: i servizi di nuova generazione, infatti, sono più che raddoppiati nell’ultimo anno, con quasi 2 milioni di accessi Ultra BB sul totale di circa 14,5 milioni di accessi BB. Incremento che interessa anche gli accessi di rete fissa che, dopo anni di decrescita, sono tornati a salire a buoni ritmi.

Più in dettaglio, queste indagini spiegano che le reti ultra veloci vengano utilizzate da 12,2 milioni di individui, che rappresentano oggi circa un terzo del bacino degli utenti complessivi della Rete, con un boom di oltre 10 milioni di utenti a partire dal 2014. Merito anche (e soprattutto) della diffusione ormai a tappeto dei servizi ultra broadband destinati al mercato mobile di smartphone e tablet, soprattutto, che rappresentano oltre il 95 per cento delle richieste da parte degli utenti di questa fascia di mercato.

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